
L’intelligenza artificiale si sta diffondendo con rapidità all’interno delle scuole, utilizzata sia dagli studenti sia dai docenti. Ci sono usi migliori o peggiori di altri? Quale ruolo può avere il docente in tutto questo? Cosa dicono le persone al fronte?
Per affrontare questi argomenti abbiamo intervistato Daniele Parenti, direttore del Centro di risorse didattiche e digitali.
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Per sostenere gli insegnanti, Iconomix ha arricchito la sua rubrica Strumenti multimediali con una categoria specifica dedicata all’IA e all’insegnamento, offrendo piste concrete per l’uso di questi strumenti
Daniele Parenti: Nell’ambito didattico è bene distinguere due processi, nel contesto dei quali la tecnologia può avere degli impatti vantaggiosi: l’insegnamento e l’apprendimento.
Nell’ottica di un miglioramento della propria pratica professionale, l’insegnante può fare uso degli strumenti di intelligenza artificiale per semplificare e per ridurre i tempi di realizzazione dei processi di routine. Per esempio, può essere delegato alla macchina lo svolgimento di compiti che richiede un investimento di tempo non indifferente, recuperando così spazio lavorativo da dedicare a mansioni educative di qualità, quali la progettazione di itinerari didattici, l’accompagnamento differenziato e personalizzato degli allievi nell’apprendimento, il monitoraggio di percorsi di apprendimento, ecc.
Per quanto riguarda invece i processi di apprendimento, va sottolineato che le tecnologie digitali non cambiano la didattica. Infatti, la tecnologia è solo uno strumento a supporto della metodologia didattica e, in quanto tale, non può modificarla. Infatti, può solo amplificarne gli effetti positivi qualora si tratti di un metodo che ha già dimostrato la propria efficacia ai fini dell’apprendimento. In questo senso, la tecnologia digitale può diventare un supporto utile per realizzare, ad esempio, in una piattaforma web percorsi didattici automatizzati che differenziano o personalizzano l’apprendimento e che possono essere gestiti in autonomia dall’allievo e dall’allieva, nonché essere monitorati dal docente, il quale può visualizzare direttamente i risultati conseguiti dal singolo discente in un registro valutatore.
È importante sottolineare che l’IA è in grado unicamente di supportare la pratica di un buon professionista con competenze disciplinari di qualità e non di colmare eventuali lacune in ambito professionale. In questo senso, l’uso dell’IA da parte di un buon professionista si distingue da quello fatto da un collega con lacune, in quanto il primo mantiene costantemente il controllo sulla macchina, fornendole istruzioni (prompt) di qualità e verificando ogni volta l’affidabilità dei risultati. Mentre il secondo agisce senza particolare progettazione attraverso un processo di delega, che consiste nel fornire prompt immediati, fidandosi ciecamente della macchina senza per contro verificare la qualità dei risultati prodotti.
In base a questa schematica distinzione tra opposti profili professionali, si possono dedurre sia gli usi efficaci sia quelli deleteri dell’IA, derivandone nel contempo le relative conseguenze positive o negative sul ruolo del docente.
Per quanto riguarda la creazione di contenuti con il supporto dell’IA generativa, l’attenzione dovrebbe essere rivolta a quelle attività di routine, per lo svolgimento delle quali le tecnologie digitali, in generale, si sono già rivelate utili strumenti ausiliari.
Non da ultimo, bisogna tenere conto dell’approccio sostenuto dal DECS che si basa sulla promozione di un uso sostenibile dell’IA. Tale orientamento punta a un uso parsimonioso, consapevole, critico dell’IA che miri all’integrazione di tale innovazione tecnologica nella didattica solo in virtù di un miglioramento dei processi di insegnamento e di apprendimento.
La scuola ticinese si sta preparando attraverso un approccio che unisce innovazione tecnologica, formazione e attenzione pedagogica. Il CERDD accompagna le scuole con percorsi di formazione continua per i docenti, consulenza pedagogica, sperimentazioni didattiche e progetti dedicati all’uso consapevole del digitale e dell’IA.
Negli ultimi anni sono stati sviluppati percorsi di educazione ai media, alla cittadinanza digitale e alla sicurezza online, già a partire dalla scuola dell’obbligo. Parallelamente, si stanno sperimentando modalità di integrazione dell’IA nella didattica che tengano conto non solo delle opportunità, ma anche delle questioni etiche, della protezione dei dati, dell’equità nonché una riflessione oggettiva sui rischi e le criticità.
La sfida non è «digitalizzare» la scuola in modo indiscriminato, ma integrare le tecnologie là dove portano un reale valore educativo. In quest’ottica, il Ticino sta cercando di costruire una scuola capace di preparare i giovani a una società sempre più digitale senza rinunciare alla dimensione umana, relazionale e critica dell’apprendimento.
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Fonte: SUPSI
Daniele Parenti è direttore del Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD). Il suo percorso formativo e professionale attraversa l’ambito sociale, l’insegnamento e l’innovazione didattica. Nel corso degli anni ha insegnato materie tecniche in diversi ordini scolastici e didattica disciplinare dell’informatica presso la Scuola universitaria federale per la formazione professionale, occupandosi parallelamente di tecnologie digitali applicate alla scuola. Dal 2014 dirige il CERDD, dove coordina attività e progetti a sostegno della scuola ticinese, con particolare attenzione all’uso consapevole delle tecnologie, alla formazione e allo sviluppo di strumenti per la didattica.
